Disturbi del Linguaggio

pubblicato in: Età Evolutiva | 0

dds2Nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV-TR), i disturbi del linguaggio sono inseriti nella sezione dei disturbi solitamente diagnosticati per la prima volta nell’infanzia, nella fanciullezza o nell’adolescenza, per sottolineare come forme lievi del disturbo dell’eloquio e del linguaggio di solito sorgono nell’infanzia, sebbene spesso possono essere diagnosticati in età successiva quando il quadro clinico diviene più complesso. I disturbi della comunicazione sono suddivisi in : a) disturbo dell’espressione del linguaggio; b) disturbo misto dell’espressione e della ricezione del linguaggio; c) disturbo della fonazione; d) balbuzie.
a) Il disturbo dell’espressione del linguaggio si presenta con un’importate compromissione dello sviluppo del linguaggio espressivo, che emerge dai punteggi ottenuti con le misurazioni standardizzate somministrate individualmente. Le difficoltà nell’espressione del linguaggio possono riguardare, oltre al linguaggio ddlverbale, anche quello gestuale ed interferiscono con i risultati scolastici o lavorativi oppure con la comunicazione sociale. Il linguaggio si presenta limitato sul piano quantitativo, con un basso livello di sviluppo e con una difficoltà ad imparare parole nuove. Il vocabolario è notevolmente limitato, allo stesso modo le strutture grammaticali sono limitate e semplificate; la lunghezza e la complessità delle frasi prodotte non sono adeguate al livello di sviluppo, con omissioni di parti importanti e con limitata varietà del tipo di frasi. Il disturbo dell’espressione del linguaggio può essere acquisito in seguito ad una condizione neurologica o un’altra condizione medica generale, oppure può essere di sviluppo e pertanto non associata ad una vera causa neurologica. Nel disturbo di sviluppo i bambini parlano tardi e progrediscono lentamente nell’acquisizione delle tappe linguistiche, il decorso è variabile, viene di solito individuato a tre anni e circa la metà di questi bambini superano il problema con la crescita, mentre l’altra metà mostra difficoltà anche in età adulta. Nei bambini con una storia familiare di disturbi della comunicazione o dell’apprendimento, si può manifestare con maggiori probabilità. I disturbi più comunemente associati sono: il disturbo della fonazione, i disturbi dell’apprendimento; il disturbo misto dell’espressione e della ricezione del linguaggio, il disturbo della coordinazione, l’enuresi, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. a volte può essere accompagnato da anomalie elettroencefalografiche, comportamenti aprassici o disartrici e da altri segni neurologici minori.
b) Il disturbo misto dell’espressione e della ricezione del linguaggio è caratterizzato da una compromissione che riguarda lo sviluppo linguistico espressivo ed in particolar modo ricettivo. I punteggi ottenuti alle prove standardizzate di espressione e di ricezione sono inferiori ai punteggi ottenuti alle prove di abilità intellettiva non verbale. Le difficoltà di comunicazione, oltre al linguaggio verbale, possono essere anche sul piano gestuale ed interferiscono con i risultati scolastici o lavorativi o con la comunicazione sociale. Il deficit di comprensione del linguaggio può presentarsi con diversi livelli di gravità. Quando la compromissione della comprensione è severa ci può essere un’incapacità a capire il vocabolario di base o frasi semplici ed un deficit di elaborazione sensoriale. Il disturbo misto dell’espressione e ricezione del linguaggio può essere acquisito in seguito ad una condizione neurologica o medica generale, oppure è di sviluppo. Nel tipo di sviluppo non è stata individuata una causa neurologica, i bambini parlano tardi, il livello di sviluppo è basso e progredisce lentamente. Di solito è diagnosticato prima dei quattro anni di età e nei casi più gravi è evidente già a due anni; è più comune nei bambini i cui familiari di primo grado sono affetti dallo stesso disturbo. Il miglioramento clinico delle capacità di linguaggio, in alcuni casi può essere completo; nelle forme più severe il deficit diventa progressivo, con maggiore probabilità di evolvere in disturbi dell’apprendimento. I disturbi più comunemente associati sono: il disturbo della fonazione, i disturbi dell’apprendimento, il disturbo dello sviluppo della coordinazione, l’enuresi, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. A volte può essere associato anche ad anomalie elettroencefalografiche e ad altri segni neurologici minori.
c) Il Disturbo della fonazione è caratterizzato dall’incapacità di usare i suoni verbali in base al livello di sviluppo, adeguati all’età e alla lingua ( per esempio, errori nella produzione, nell’uso, nella rappresentazione o nell’organizzazione dei suoni, quali, ma non solo, sostituzione di un suono per un altro oppure omissioni di suoni come le lettere finali). Le difficoltà nella produzione dei suoni dell’eloquio interferiscono con le prestazioni scolastiche o lavorative o con la comunicazione sociale.
d) La Balbuzie è un’anomalia del normale fluire e della cadenza dell’eloquio che risultano essere inadeguati per l’età del soggetto. Essa è caratterizzata da uno o più dei seguenti elementi: ripetizione di suoni e sillabe; prolungamento dei suoni; interiezioni;interruzione di parola (per esempio, pause all’interno di una parola); blocchi udibili o silenti (pause nel discorso colmate o non colmate); circonlocuzioni (sostituzione di parole per evitare parole problematiche); parole emesse con eccessiva tensione fisica; ripetizione di intere parole monosillabiche (per esempio, “Ho-Ho-Ho-Ho fame”). L’anomalia di fluenza interferisce con le prestazioni scolastiche o lavorative oppure con la comunicazione sociale.

Assessment e trattamento
La valutazione del disturbo specifico del linguaggio deve interessare diversi aspetti poiché un’adeguata diagnosi funzionale e di sviluppo è fondamentale per una buona prognosi, per la scelta degli obiettivi e dei tempi terapeutici. L’intervento terapeutico deve riguardare sia il trattamento del disturbo specifico, sia l’integrazione tra questo e sistema neurocognitivo e sia la prevenzione del rischio psicopatologico. Il lavoro riabilitativo sul piano neurolinguistico richiede che all’intervento logoterapico, sugli aspetti funzionali del linguaggio, si associ l’intervento psicoterapeutico per aiutare il bambino e la sua famiglia a contenere ed elaborare ansie e difficoltà emotive legate al disturbo.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.