Depressione

pubblicato in: Età Adulta, In Evidenza | 0

DepressionIl disturbo depressivo è un disturbo dell’umore e rappresenta la malattia mentale più diffusa e in crescita. Può manifestarsi ad ogni età, con un’età media di esordio intorno ai 25 anni. Il disturbo è caratterizzato dai seguenti sintomi:

  • umore depresso
  • incapacità di provare piacere /interesse
  • faticabilità o mancanza di energia
  • cambiamento significativo di peso
  • disturbi del sonno
  • agitazione o rallentamento motorio
  • sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi
  • difficoltà di concentrazione, di pensiero e di prendere decisioni
  • pensieri ricorrenti di morte, ideazione suicidaria o tentativi di suicidio

depressioneI sintomi depressivi possono comparire improvvisamente anche in persone che in genere hanno una personalità ottimista. La presenza di questo disturbo determina gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre come ad esempio riduzione delle attività quotidiane ( occuparsi delle incombenze familiari e gestionali, cura di sè, igiene personale) ;difficoltà a lavorare; a studiare; ad avere interessi e piacere nelle varie attività; scarsa motivazione a mantenere relazioni sociali ed affettive con conseguente ritiro sociale; difficoltà a prendere decisioni e iniziative; riduzione della libido. Tra i depressi la probabilità di suicidio è del 15% circa.
I pazienti depressi presentano pensieri automatici con forte connotazione negativa ( sono un fallito, nessuno mi ama …). In realtà secondo il modello cognitivo tutte le persone hanno pensieri automatici ma nel depresso, questi pensieri presentano contenuti che riguardano la non amabilità, il fallimento, l’insuccesso. Il tema centrale del paziente depresso è la perdita sentita come totale e che determina una visione negativa del mondo, di sé e del futuro ( triade di Aron Beck). La persona che soffre di disturbo depressivo si percepisce come difettoso e inadeguato ed attraverso una distorsione di pensiero modifica gli eventi esterni in modo da adattarli alle sue conclusioni negative precostituite (Beck, 1967, pag.308)
Gli studi suggeriscono che gli eventi stressanti possono giocare un ruolo più significativo nel percepire il primo o il secondo episodio depressivo e avere meno importanza per l’esordio degli episodi successivi. Tra questi eventi possiamo trovare cambiamenti nella condizione lavorativa, inizio di un nuovo tipo di lavoro, la malattia di una persona cara, gravi conflitti familiari, trasferimenti di città, divorzio. Alcuni studi supportano l’ipotesi della familiarità della depressione, infatti i figli di genitori depressi presentano un rischio più elevato di sviluppare il sintomo. Infine tra le cause si annoverano anche modificazioni a livello biologico nella regolazione di alcune sostanze come ormoni e neurotrasmettitori.

Distrubo depressivo persistente (distimia)
La distimia è un disturbo depressivo. Si parla di distimia quando i sintomi sono presenti da almeno due anni (uno per bambini o adolescenti). Rispetto al disturbo depressivo maggiore, il disturbo distimico è caratterizzato da un esordio più precoce, sintomi depressivi più attenuati e comporta una minore compromissione delle relazioni sociali e delle attività lavorative, ma è molto più persistente nel tempo (3-4 anni). I sintomi sono: insonnia o ipersonnia; scarso appetito o iperfagia; bassa autostima, sentimenti di insicurezza, inadeguatezza, inefficienza, autosvalutazione; difficoltà di concentrazione e di prendere decisioni; sconforto, tristezza, disperazione, pessimismo; affaticabilità e scarsa energia.

Assessment e trattamento
L’obiettivo principale del percorso psicoterapeutico è quello di migliorare la qualità della vita del paziente ed evitare che il disturbo cronicizzi.
Molto importante risulta essere l’analisi dei motivi e delle cause che hanno potuto influire sull’esordio dei sintomi depressivi. La terapia cognitivo comportamentale risulta essere la terapia di elezione per questo tipo disturbo tanto che le linee guida internazionali dell’APA la indicano come terapia privilegiata nella cura della depressione, associata nelle forme più gravi , a farmaci antidepressivi. Pertanto l’intervento terapeutico si baserà principalmente sull’analisi e il trattamento degli aspetti caratteristici di questo disturbo secondo il modello cognitivo, quali appunto i pensieri automatici negativi, la triade negativa, le distorsioni cognitive, gli schemi depressogeni. Il paziente viene aiutato a comprendere le conseguenze esistenti tra i suoi pensieri ,le sue emozioni, e i suoi comportamenti e impara a individuare i circoli viziosi di mantenimento del disturbo. La terapia cognitivo comportamentale è fortemente orientata all’individuazione dei punti di forza e delle risorse che il paziente può mettere in campo in tutto il percorso terapeutico in modo da favorire la correzione delle distorsioni croniche del pensiero.

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