Depressione

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dds2Il DSM IV prevede criteri per la diagnosi di disturbo depressivo infantile sostanzialmente uguali a quelli dell’adulto, mantenendo però delle differenze legate ai criteri di sviluppo. Per esempio, il disturbo del sonno del bambino può manifestarsi sotto forma di incubo piuttosto che insonnia o ipersonnia; sul piano del comportamento possono essere presenti irritabilità, aggressività, disturbi fisici, ansia da separazione, agitazione ed oppositività; nell’adolescente prevalgono invece l’anedonia, le difficoltà scolastiche, il senso ‘impotenza, l’ipersonnia, i cambiamenti di peso ed i tentativi di suicidio.

dep_evolutivaIn linea generale, i criteri per la diagnosi tra i 6 e i 12 anni sono per lo più sovrapponibili a quelli dell’adulto, mentre sono difficilmente adattabili all’età prescolare.

Fanno parte dei disturbi depressivi: la depressione maggiore, i disturbi distimici, i disturbi depressivi non altrimenti specificati. La differenza principale fra queste tipologie di disturbi depressivi risiede nella numerosità, nella gravità e nella durata dei sintomi depressivi.

Il riconoscimento precoce dei segni e dei sintomi della depressione è essenziale per limitare un decorso caratterizzato da elevati tassi di ricaduta e rischi per i disturbi d’ansia, dsturbi della condotta, disturbi bipolari secondari e problemi di adattamento più generali che compromettono lo sviluppo del bambino.

Assessment e trattamento

Poiché i fattori relativi all’età del bambino (immaturità comunicativa e cognitiva) possono avere un impatto sull’accuratezza dell’assessment diventa essenziale affiancare alla somministrazione degli strumenti di valutazione, l’osservazione diretta del bambino.
Il trattamento è strutturato tenendo conto del profilo psico-affettivo di ciascun bambino e dei fattori protettivi e di rischio che ciascuno di essi presenta in quanto elementi in grado di influenzare l’evoluzione e l’espressione del disturbo. Nel trattamento della depressione in età evolutiva non va infatti trascurato il peso rivestito da fattori quali la famiglia, i life events, la comorbilità ed altri ancora. Il clinico focalizza l’intervento sul nucleo centrale del disturbo privilegiando l’intervento sul training delle abilità sociali o sul problem-solving o sulla ristrutturazione cognitiva, lavorando con il bambino ma anche sulle variabili esterne come ad esempio situazioni di stress e/o rinforzi negativi evidenziabili nei familiari.

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